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Luce e lavoro: aspetti legali e di benessere

La luce sul posto di lavoro è un argomento importante, che va valutato sotto tre aspetti: quello della sicurezza, chiaramente, ma anche quello della salute dei lavoratori e quello del rendimento visivo, che influenza la produttività.

All’interno della legislazione italiana l’illuminazione nei luoghi di lavoro è regolamentata dal Testo Unico sulla Sicurezza nei Luoghi di Lavoro, che a sua volta demanda gli aspetti attuativi alla normativa europea UNI-EN 12464-1 aggiornata al 2011, all’interno della quale si trovano le indicazioni per disporre nel modo corretto la luce in ufficio.

In passato veniva concentrata l’attenzione sulla quantità di luce garantita, mentre oggi l’attenzione si è spostata sul comfort degli addetti, sulla qualità dell’illuminazione e sulla sicurezza, anche se sembra che questo ultimo aspetto venga meno considerato poiché, non avendo degli effetti nel breve periodo, si tende a non tenerne conto.

Come va disposta la luce in ufficio?

Essenzialmente ci sono due cose tassativamente da evitare: l’abbagliamento e la scarsa luminosità. Entrambe nascondono nella loro semplice definizione numerosi dettagli tecnici che possono fare la differenza tra un ambiente di lavoro confortevole e uno che invece affatica la vista procurando malessere a breve e lungo termine.

L’abbagliamento si verifica quando c’è troppa luce (o livelli eccessivi di luminanza, come recita la norma) all’interno del campo visivo, il che provoca problemi immediati come difficoltà di visione, oltre che prolungati, come mal di testa o malessere.

L’abbagliamento può essere di due tipi: diretto o riflesso, sul piano di lavoro oppure sullo schermo del monitor.

Cosa fare nel pratico?

Il primo compito di chi progetta l’illuminazione in ufficio è calcolare nel modo corretto la quantità di luce necessaria sulle postazioni di lavoro, o nelle “zona di compito visivo” (nel caso di un ufficio, la scrivania per esempio), quella per l’area circostante in una fascia di 50 cm, e quella nell’area di sfondo.

La presenza di un videoterminale, cioè il monitor del computer, complica ulteriormente le cose per quanto riguarda abbagliamento e riflessi; la norma UNI 12464-2011 introduce ulteriori specifiche proprio per questo aspetto, in particolare per quanto riguarda la corretta ripartizione della luce secondo le diverse direzioni e in base agli angoli con cui arriva allo schermo del computer.

Bisogna tener conto anche della luce naturale ambientale: è sicuramente fattore di benessere psicofisico, motivo per cui nella progettazione di uno spazio di lavoro sarebbe importante prevedere ampie finestre, ma occorrono anche sistemi di schermatura e oscuramento che limitino i fenomeni di riflessione e abbagliamento, il tutto considerando che le condizioni di luce naturale ambientale durante la giornata cambiano continuamente e anche in modo sostanziale.

E per quanto riguarda lo Smart Working?

Fino ad ora ci siamo occupati della luce negli uffici, ma al giorno d’oggi dobbiamo misurarci con un nuovo modo di lavorare, ossia dello smart-working.

Le nostre case, essendo zone di comfort, sono ambienti dove tendiamo a sottovalutare i rischi e i potenziali pericoli.

Tra questi potremmo appunto sottovalutare il potenziale pericolo di una scorretta illuminazione. Non avendo adisposizione un apparato di illuminazione come in ufficio, è necessario osservare alcuni accorgimenti per evitare danni alla vista:

  1. Creare uno spazio dedicato
  2. Scegliere l’illuminazione giusta in base all’attività da svolgere
  3. Concedere ai nostri occhi un po’ di riposo
  4. Creare una routine legata alla luce naturale
  5. Garantire agli occhi la luce giusta di cui hanno bisogno

Credit: contenuti curati da Avv. Manuela Viscardi e Caronte Consultancy

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